Pina Brandi

 
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La luce come mezzo e fine PDF Print E-mail

Dalla Biennale di Lisbona al Premio Targetti Light Art, la luce diventa il mezzo di espressione artistica privilegiato

 

Una delle possibili chiavi di lettura per comprendere il rapporto tra industria, arte e scienza  può essere offerto analizzando lê sperimentazioni artistiche sul tema della luce realizzate in  occasione di eventi internazionali come il Premio Targetti Light Art, giunto quest’anno alla quinta edizione, o la Biennale Internazionale della Luce di Lisbona che aprirà il prossimo novembre.

 La luce indagata in maniera creativa all’interno di un contesto urbano non è un argomento nuovo. Lo dimostrano i numerosi Festival della Luce, da quelli di Tallin e Lione a quello di Glasgow, ma anche la rassegna torinese «Luci d’Artista» o Luzboa, la Biennale Internazionale della Luce che si svolge nella capitale portoghese capace di attirare mezzo milione di visitatori nell’edizione del 2006. Il filo conduttore è il médium luce declinato nelle numerose forme all’interno di precise politiche urbane,

certamente vicine al mondo della cultura, necessarie per attrarre visitatori e offrire una nuova immagine della città (marketing) ma anche aumentare la sicurezza di spazi pubblici o addirittura di interi quartieri (aspetti sociali ed economici).

 Un particolare di «Girl with ice cream», 2008, di Alexandra Stratimrovic

«La luce elettrica è informazione allo stato puro» scriveva nel 1964 Marshall McLuhan in Understanding Media.

 

Quindici anni prima Lucio Fontana utilizzava la luce di Wood, quella ultravioletta di colore viola scuro, nell’installazione «Ambiente spaziale», tentando una delle prime interessanti ibridiazioni tra mondo della  produzione industriale e quello della creazione artistica avente la luce come protagonista. Dagli anni Cinquanta in poi questo ripetutamente: si pensi, nel 1956, al vestito di lampadine elettriche di Tanaka, artista del gruppo Gutai, fino alle esperienze del lettering degli anni Sessanta e,  successivamente, alle video-installazioni di Nam June Paik, e oggi di Studio Azzurro, o alla interazione della luce con la musica elettronica.

 

La stessa carica esplorativa e innovativa è contenuta negli ultimi lavori premiati per l’edizione del 2008 che andranno ad arricchire la Targetti Art Light Collection, raccolta di opera d’arte che scelgono la luce come elemento primario e mezzo espressivo, nata dieci anni fa per promuovere forme di sperimentazione di artisti under 40. Dal 1998 oltre 4.000 giovani hanno presentato progetti e prototipi, soltanto 21 hanno ricevuto un premio in queste cinque edizioni. Quella di quest’anno (in giuria, tra gli altri, Amnon Barzel, Nigel Coates, Steven D. Levine e Peter Noever) ha assegnato il primo premio alla serba Alexandra Stratimrovic e al turco Gevorg Zigzabian.

 

«Girl with ice cream» della Stratimrovic è una vetrinetta formata da oltre mille barattolini riempiti di acqua colorata con retro illuminazione fluorescente: ironica citazione di esperienze artistiche di qualche decennio fa e reinterpretazione in chiave contemporanea della técnica ad acquerello.

 

Doppia lettura dell’oggetto: vicino è una batteria di contenitori colorati, statici come in laboratorio; da lontano il ritratto di una ragazza.

 

Altrettanto interessante il lavoro concettuale di Zigzabian «Ipse dixit»: la visione geocentrica, o meglio antropocentrica, che domina il nostro modo di pensare viene restituito da queste sei orbite concentriche. Il sole artificiale è rappresentato, ça va sans dire, da una lampadina a incandescenza, che gira in un’orbita, a meta strada tra noi e l’infinito creando continue ombre, luci ed eclissi.

 

Pier Paolo Peruccio

IL GIORNALE DELL’ARTE, N. 277, GIUGNO 2008

 

 

 

Last Updated ( Friday, 31 October 2008 09:02 )